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	<title>Paolo Majolino</title>
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		<title>Per non dire poi &#8220;non lo sapevo&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 10:35:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ora avete la conoscenza per &#8216;sapere far sapere&#8217; e non possono esserci attenuanti. Se volete, veramente, che le cose cambino: per noi, per i nostri figli e nipoti, serve divulgare quanto più possibile questo video, anche realizzandone cd da offrire a chi non utilizza Facebook, Youtube, ecc. Sapere è Potere. Un cordiale saluto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/3P8T2ghiKiM" frameborder="0" width="530" height="397"></iframe></p>
<p>Ora avete la conoscenza per &#8216;sapere far sapere&#8217; e non possono esserci attenuanti. Se volete, veramente, che le cose cambino: per noi, per i nostri figli e nipoti, serve divulgare quanto più possibile questo video, anche realizzandone cd da offrire a chi non utilizza Facebook, Youtube, ecc. Sapere è Potere. Un cordiale saluto</p>
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		<title>Intervento al primo congresso del MRN</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 14:58:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Venerdì 21 Ottobre si è tenuto a Roma il primo congresso nazionale del Movimento Responsabilità Nazionale. All&#8217;evento è intervenuto l&#8217;onorevole Domenico Scilipoti e il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Nel seguente video Paolo Majolino interviene nel dibattito con un suo discorso sull&#8217;usura bancaria e propone soluzioni per uscire dalla crisi. Continua per visualizzare il video. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì 21 Ottobre si è tenuto a Roma il <strong>primo congresso nazionale del Movimento Responsabilità Nazionale</strong>. All&#8217;evento è intervenuto l&#8217;onorevole Domenico Scilipoti e il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Nel seguente video Paolo Majolino interviene nel dibattito con un suo discorso sull&#8217;<strong>usura bancaria</strong> e propone soluzioni per uscire dalla crisi. Continua per visualizzare il video.<span id="more-94"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/zZA8KBPAnBQ" frameborder="0" width="530" height="397"></iframe></p>
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		<title>Il buon padre di famiglia</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Nov 2010 15:21:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’investimento in bond emessi nei Paesi emergenti in valute locali rappresenta un’alternativa ai bassi rendimenti offerti dai titoli in Euro e USD che comporta all’investitore la percezione di ricevere una buona compensazione in cambio di un rischio ritenuto minimo e conseguentemente accettabile; invero non è esente da rischi per le ragioni che articolo di seguito. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’investimento in bond emessi nei Paesi emergenti in valute locali rappresenta un’alternativa ai bassi rendimenti offerti dai titoli in Euro e USD che comporta all’investitore la percezione di ricevere una buona compensazione in cambio di un rischio ritenuto minimo e conseguentemente accettabile; invero non è esente da rischi per le ragioni che articolo di seguito.</p>
<p>Con un dollaro USA previsto debole e le basse remunerazioni offerte dai Paesi “ricchi” gli investitori (i soli maggiori hanno 71 bilioni di USD in assets obbligazionari), inseguendo rendimenti apprezzabili, stanno spostando una valanga di denaro verso le obbligazioni in valute locali dei Paesi emergenti: protagonisti di un circolo virtuoso di risparmio e crescita.<span id="more-85"></span></p>
<p>La frenesia dell’accaparramento (i rendimenti superano il 10%) sottovaluta alcuni aspetti importanti, primo fra i quali il dipendere da norme che ciascun Paese applica ai proprietari-investitori stranieri in assenza di vincoli finanziari internazionali aventi giurisdizioni proprie applicabili in questi Paesi.</p>
<p>E’ altamente probabile che le economie emergenti continuino ad essere protagoniste di un circolo virtuoso di risparmio e crescita, tuttavia, il pieno compimento di un sistema di diritto è qualcosa di ancora molto lontano. La corruzione continua ad essere diffusa a tutti i livelli in Paesi che continuano a calamitare l’attenzione degli investitori: Brasile, India, Indonesia. Questo significa che i potenziali accordi per gestire un eventuale sospensione dei pagamenti non saranno gestiti con le stesse regole che vigono negli Stati Uniti, in Giappone o in alcuni Paesi europei.</p>
<p>La Federal reserve, che è la banca centrale americana ed è privata avendo come azionisti 12 banche delle quali 5 inglesi, il 3 novembre 2010 ha annunciato un previsto acquisto di titoli di Stato americano a sostegno dell’economia USA. Questo significa che questi privati, ai quali è riconosciuto il diritto si stampare il denaro senza alcuna garanzia sottostante, stamperanno 600 miliardi di dollari ed acquisteranno (con il solo costo tipografico della stampa) l’equivalente in titoli di Stato americano, come dire un altro pezzo degli USA, oltre a quelli che già detengono.</p>
<p>Come mai accade tutto questo? Perché non è scritta la verità degli accadimenti?</p>
<p>Perché occorrerebbe chiarire che a monte insiste il problema detto del “Signoraggio”, che può indicarsi, in estrema sintesi, nel fatto che a stampare il denaro siano privati e non gli Stati.</p>
<p>Fatta tale premessa, occorre comunque valutare l’economia detta “reale”, laddove questa deve intendersi ciò che si vuole far accadere da parte dei potentati economici. E’ una economia reale-virtuale perché fondata sull’inganno del Signoraggio, che a monte falsifica il tutto. Nei fatti “reali” accade che il debito pubblico USA sembra ormai incontrollabile per tutta una serie di ragioni tra le quali principalmente che la Cina sta riducendo l’acquisto dei buoni del tesoro americani e negli USA si comincia a parlare apertamente di separazione, con governatori (Texas in testa) che cominciano a paventare le clausole con cui gli Stati hanno aderito all’Unione, ossia adesione con possibilità di recesso. <strong>Siamo alla vigilia della fine dell’Unione?</strong></p>
<p>Di fatto c’è che il capitale USA sta abbandonando il Paese per zone che permettono profitti più alti; basti osservare che gli investimenti degli USA all’estero sono arrivati a circa 3.200 miliardi di dollari.</p>
<p>Gli Stati occidentali sono “obbligati” ad aiutare gli Stati Uniti per il loro spaventoso debito pubblico: praticamente 14.000 miliardi di dollari, ai quali si aggiungono decine di migliaia di miliardi di dollari in altre obbligazioni. Parte del debito pubblico statunitense è quindi finanziato dagli Stati esteri per il tramite dell’acquisto di titoli di Stato del tesoro USA ed a marzo 2010 ne detengono per 3.884,60 miliardi di dollari e l’importo è un trend in continuo aumento: 3.071 miliardi a dicembre 2008, 3.689 a dicembre 2009 e &#8211; come appena scritto &#8211; 3.884 al termine del primo trimestre del 2010.</p>
<p>Il principale Paese detentore di questi titoli di Stato USA è la Cina, che ne detiene il 23,4% del totale; inoltre è il Paese con la più alta riserva internazionale in dollari ed in caso di collasso di questa valuta sarebbe chi più di tutti ci rimetterebbe, oltre agli USA ovviamente, anche se questi e solo questi troverebbero vantaggio dal far diventare competitive le merci made in USA(1); ne consegue che da tempo il Banco Popolare Cinese sta cercando di convincere gli USA (principalmente guardando al proprio interesse di creditore) a cambiare una politica fondata unicamente sull’espansione del debito e l’incremento delle spese militari. La Cina non ha riscontrato atteggiamenti volti a diminuire il debito USA, per converso ha constatato che addirittura con Obama la situazione è peggiorata; presone atto è costretta a tutelarsi da una possibile svalutazione del dollaro: che ridurrebbe l’enorme valore delle sue riserve in dollari, aumentando l’acquisto di oro (pagandolo in dollari!) ed ecco spiegata la ragione del rialzo &#8211; senza precedenti &#8211; del valore del metallo prezioso negli ultimi tempi. La Cina, altresì, sta investendo i propri dollari in progetti di sviluppo in varie parti del mondo, dall’Asia, all’Africa, all’America Latina, creando in tal modo accordi commerciali che gratificano il suo spendere in questi Paesi e quindi, conseguentemente, rafforzando il suo potere economico con ulteriori scambi economici. Ovviamente non può liberarsi totalmente ed istantaneamente dei dollari tutti e lo sta facendo poco per volta; la stessa azione è attuata con la riduzione del possesso di titoli di Stato USA, dopo aver raggiunto a luglio 2009 titoli pari a 939,90 miliardi di dollari, ha progressivamente ridotto tale quantità giungendo a febbraio 2010 a 877,50 miliardi. L’esempio della Cina, che ha ridotto del 4,76% il possesso di titoli USA, è stato seguito dalla Russia (-15,00%), India (-23,44%), Malesia (-12,00%) ed altri.</p>
<p>Barack Obama, per far fronte a questa improvvisa riduzione di credito da parte di questi Stati, ha chiesto ai Paesi occidentali: in particolare ai Paesi del G7, di farsi carico di questo “ammanco”, aumentando l’acquisto di titoli di Stato del debito USA. Ovviamente quando gli USA chiedono qualcosa ai Paesi alleati, questi completamente succubi della “superpotenza”, si sentono obbligati a rispondere. E così Paesi in forte crisi come il Regno Unito, che proprio a causa della crisi stava monetizzando i soldi investiti all’estero, in particolare i titoli USA, si è visto costretto a distogliere miliardi necessari a mitigare la crisi nel proprio Paese e passarli agli USA. Il Regno Unito, fra dicembre 2008 e luglio 2009 aveva diminuito il possesso di titoli USA da 123,90 a 94,90 miliardi ed invece negli ultimi 8 mesi ha praticamente triplicato tale somma, arrivando ad avere 279 miliardi: come se in questo periodo avesse un enorme surplus di bilancio da investire all’estero! Complessivamente i 6 Paesi, che assieme agli USA conformano il G7, sono passati da 856,80 miliardi di dollari in titoli USA del dicembre 2008 ai 1.253,40 miliardi del marzo 2010 (sic!)</p>
<p><strong>E l’Italia, che ha disposto recentemente una manovra finanziaria supplementare?</strong></p>
<p>L’Italia, a dicembre del 2008, aveva 15,60 miliardi di dollari investiti in titoli USA; oggi ne possiede 20,50 miliardi! Anche se, ad onor del vero, negli ultimi tre mesi ha diminuito di 0,60 miliardi il possesso di tali titoli. C’è da chiedersi allora il perché di una rigida manovra finanziaria da potersi certamente evitare semplicemente attingendo a questi soldi investiti, o per meglio dire prestati agli USA; è una situazione analogamente subita dagli altri Paesi del gruppo!</p>
<p>Il buon padre di famiglia, per <strong>USA</strong>re una espressione tanto cara e diff<strong>USA</strong> nella legislazione italiana, nei periodi di abbondanza mette da parte i soldi per i periodi di magra perché quando giunge il bisogno attinge a questi risparmi messi da parte. <strong>Perchè il governo italiano non può comportarsi come il buon padre di famiglia ed attingere ai risparmi investiti in USA?</strong></p>
<p>Il problema vero è che l’Italia e gli altri Paesi occidentali sono letteralmente succubi dei potentati economici, che guidano la regia mondiale per il tramite degli statunitensi, rinunciando alla propria sovranità, oltre che in campo monetario delegando a privati la stampa del denaro necessario, anche a quella della politica economica.</p>
<p>La Spagna, altro paese occidentale in profonda crisi e bisognosa di soldi, ha più che triplicato gli aiuti agli USA: dai 4,20 miliardi di dollari del dicembre 2008, è passata ad avere titoli del debito USA pari a 13,50 miliardi! E così i Paesi di nuova soggezione agli USA, come i Paesi dell’Europa dell’Est, stanno incrementando gli aiuti agli USA. La Polonia, ad esempio, dai 3,30 miliardi di dollari in titoli USA, del dicembre 2008, è passata ad avere 23,40 miliardi, a marzo 2010.</p>
<p>(1) Vi siete chiesti come mai non troviamo negli scaffali dei nostri supermercati prodotti marcati “made in USA” ? Perché sono prodotti costosi che trovano vendita solo negli USA i cui Cittadini hanno il reddito pro capite più alto del mondo. Quindi un dollaro debole non cambia nulla per gli USA in quanto Nazione/Cittadini. Il problema vero è che il vantaggio è delle multinazionali (potentati economici) che rappresentano ricchezze senza nazioni e producendo non negli USA trovano – in particolari periodi – la necessità di stimolare le vendite potendole proporre con un dollaro debole che rende competitivo il binomio vendita/acquisto. Non può tacersi che la Cina, sulla propria moneta tenuta da sempre bassa e sottostimata, ha fondato la propria, forte, economia moderna !</p>
<p>NOTA: I dati indicati sono ufficiali poiché rilevati da quanto il Dipartimento del Tesoro USA comunica ogni metà del mese, riportando quelli relativi ai due mesi anteriori (vedasi: Url: http://www.treas.gov/tic/mfh.txt e scritti ed elaborati di Folliero)</p>
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		<title>Meeting di Rimini 2010 &amp; Giovani Economisti</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 15:20:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come d’abitudine frequento il Meeting di Rimini ed in special modo non mi perdo le mostre; quest’anno ne avevo selezionate due in particolare: “DA UNO A INFINITO. AL CUORE DELLA MATEMATICA” e “UN IMPIEGO PER CIASCUNO. OGNUNO AL SUO LAVORO. DENTRO LA CRISI. OLTRE LA CRISI.” Interessante il percorso “matematico” che ha messo insieme vari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come d’abitudine frequento il Meeting di Rimini ed in special modo non mi perdo le mostre; quest’anno ne avevo selezionate due in particolare: “DA UNO A INFINITO. AL CUORE DELLA MATEMATICA” e “UN IMPIEGO PER CIASCUNO. OGNUNO AL SUO LAVORO. DENTRO LA CRISI. OLTRE LA CRISI.”</p>
<p>Interessante il percorso “matematico” che ha messo insieme vari aspetti dello scibile: geometrico, fisico, filosofico, architettonico e musicale; quest’ultimo ha colpito più di tutti perché ha svelato la matematica insita nelle composizioni di musica classica con ascolto e visibilità delle composizioni.<span id="more-83"></span></p>
<p>Il percorso “economico” ha avuto una sua particolare storia.</p>
<p>La guida era una bella ragazza, studentessa della Bocconi o della Cattolica, così come altri studenti che si prestavano a chiarire il percorso ai piccoli gruppi che ogni quindici minuti lo iniziavano.</p>
<p>Ad un certo punto, allorquando la ragazza stava chiarendo la crisi del 1929 esponendo, come stampato sul tabellone affisso, che la causa prima era stata l’eccesso di produzione, devo aver fatto qualche smorfia di disappunto perché la ragazza mi ha chiesto “ho detto qualcosa che non è?” prima giunta ed ovviamente perché lì il mio ruolo era di mero ascoltatore, ho chiesto scusa ma la ragazza ha insistito dimostrando una sana volontà di comprendere e mettersi in discussione (ad avercene di studenti così) ed allora ho chiarito che l’eccesso di produzione nel ’29 non fu una causa, ma una conseguenza poiché negli immediati anni precedenti l’economia era “gasata” dalla borsa che saliva senza limiti e tutti, anche chi non poteva permetterselo, investiva in borsa con ottimi ricavi e, ragionevolmente, la domanda dei consumi era alta e l’offerta addirittura faticava a starle dietro. Quando poi è scoppiata la bolla e la crisi ha reso spazzatura la quasi totalità dei titoli azionari, è ovvio che i consumi sono calati drasticamente e di colpo e vi è stato quindi un eccesso di produzione, che ha generato la crisi anche delle industrie sane e non coinvolte in modo grave dalla crisi finanziaria.</p>
<p>Il percorso è continuato ed in un altro successivo pannello era indicato che il problema dell’attuale crisi era da attribuire alla cartolarizzazione. A questo punto, pur avendo contenuto smorfie, deve essere stato il mio spalancare gli occhi per la sorpresa che ha interessato la ragazza che, disponibilissima, ha chiesto il mio parere. Ho chiesto se anche gli altri del gruppo avevano interesse al mio dire ed avuto assenso ho, sinteticamente, espresso che:</p>
<p>- la crisi è nata a seguito del problema dei subprime (mutui di serie b), in special modo in Florida e ciò perché gli immobili erano venduti senza garanzie e con mutui anche del 100% del valore dell’immobile. Occorre precisare che negli USA la rata del mutuo per i primi due anni è bassissima e dal terzo aumenta proporzionale all’effettivo debito.</p>
<p>Le banche non avevano timori a concedere questi mutui perché gli immobili si incrementavano del 18%&gt;20% l’anno ed anche più, per la qual cosa al terzo anno, se il Cliente non era in grado di pagare, la banca acquisiva il denaro versato nei due anni e rivendeva l’immobile che si era rivalutato consistentemente.</p>
<p>Purtroppo nel 2007 il valore degli immobili è crollato e le banche, nel riprenderseli se li trovavano ad un valore inferiore finanche al valore finanziato !</p>
<p>- la cosiddetta “cartolarizzazione” è nient’altro che la creazione dei titoli detti tossici: i derivati, detti così perché derivano da qualche cosa.</p>
<p>Cosa era accaduto: le banche si erano venduti i debiti di quanti avevano sottoscritti i mutui subprime ad altri Istituti finanziari e questi li avevano venduti ai Risparmiatori assicurando loro che erano titoli garantiti da garanzie reali (gli immobili acquisiti con i subprime!).</p>
<p>Mi sono permesso di aggiungere che se è vero che la crisi finanziaria ha avuto questo start-up, nessuno, ad oggi, ha avuto il coraggio di dire il perché il Governo USA non è intervenuto allorquando era noto che erano dati mutui senza alcuna garanzia.</p>
<p>Ho cercato di spiegarlo in pochi termini ovviamente.</p>
<p>La spesa corrente per la difesa negli USA era, fino al 1989, del 12% circa del PIL: alta, non sopportabile ma accettata e giustificata dal Contribuente americano per la cosiddetta guerra fredda. L’abbattimento del muro di Berlino ha significato ridurre la spesa per la difesa al 4,5% del PIL e ciò fino a settembre del 2001; l’abbattimento delle torri gemelle ha avallato ogni tipo di spesa militare che è giunta al 20%&gt;25% del PIL: un’assurdità che non poteva essere avallata dal Contribuente americano ed allora occorreva aumentare il PIL che è dato anche dall’indebitamento delle famiglie; si comprende bene quindi che l’enorme massa di debito dei mutui subprime ha, proporzionalmente, reso meno evidente il costo degli armamenti per la difesa interna ed esterna.</p>
<p>Ho taciuto su altri pannelli che riportavano indicazioni errate frutto di quanto, purtroppo, è insegnato nelle Università economiche. Al termine del percorso la ragazza, alla quale si era aggiunto uno studente, ha chiesto alcuni chiarimenti ed allorquando ho posto la domanda se conoscesse il problema del “Signoraggio”, ha sgranato gli occhi ammettendo di “non averne mai sentito parlare o letto”.</p>
<p>Ho riscontrato rassicurandola che il problema è che questo argomento non solo non è trattato nelle Università, ma finanche la quasi totalità dei Docenti lo ignorano e l’ho invitata a visionare il video “L’Inganno Universale” sul sito www.majolino.it.<!--more--></p>
<p>A quel punto ho posto la domanda ai due ragazzi se sapessero di chi era la proprietà della Banca d’Italia ed ovviamente i ragazzi hanno risposto dello Stato; allorquando ho chiarito che era di proprietà di privati: banche ed assicurazioni, sono rimasti perplessi; quando poi ho spiegato che anche la BCE (Banca Centrale Europea) era privata, il ragazzo – con un sorriso di scherno – ha testualmente detto “no, questo non è possibile, so per certo che non è privata!”.</p>
<p>Ho ribadito di visionare il video indicato loro riaffermando che non era un loro non sapere, ma che le nozioni ricevute escludono questo tipo di informazioni.</p>
<p>Solo la ragazza poi ha insistito per avere migliori notizie ed, in serenità e giustezza, noi maschi siamo notoriamente più supponenti, testa dura e saccenti delle donne che hanno l’infinita possibilità di governare al meglio il mondo nel futuro, anche se pure loro dovrebbero… (ma questo sarà oggetto di altro articolo).</p>
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		<title>Rosarno: non è razzismo, ma pregiudizio di marginalità.</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 15:20:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È abitudine non accodarsi al coro immediato di pro o contro ad un accadimento e di far decantare lo stesso in modo da poter valutare e discutere con la serenità portata dalla distanza del tempo che sempre rende l’osservatore terzo non coinvolto emotivamente. Condivido appieno quanto indicato da Giuseppe De Rita che ha individuato il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È abitudine non accodarsi al coro immediato di pro o contro ad un accadimento e di far decantare lo stesso in modo da poter valutare e discutere con la serenità portata dalla distanza del tempo che sempre rende l’osservatore terzo non coinvolto emotivamente.<br />
Condivido appieno quanto indicato da Giuseppe De Rita che ha individuato il dante causa non in un atteggiamento razzista, bensì in una supponenza di superiorità degli Italiani.<br />
In serenità e giustezza non è stato chiarito il perché di tale attuale status di supponente superiorità che, a mio sommesso parere, ha origini nella “romanità”, ovvero e meglio nella grandezza di Roma che imponendosi alla quasi totalità del mondo noto, non poteva che instillare nel DNA degli Italici romani il convincimento di una superiorità, che era nei fatti ed incontestabile.<span id="more-81"></span></p>
<p>Questo relativismo di grandezza ha poi trovato un posizionamento geografico, un proprio nuovo limite di confini, nel ventennio fascista che richiamava il concetto di una matrice storica di superiorità italiana, nel mentre contestualmente in Germania la matrice era di origine razziale: una matrice di purezza ariana. Si identificava una propria marginalità portata sia da confini territoriali che da condivisione di valenze valoriali condivise.<br />
Questa marginalità concettuale si è geograficamente involuta confinandosi in ambiti di aree pseudo-regionali; tralasciando qui il dibattito di una marginalità senza confini portata da internet poiché la rete promuove  la sincronizzazione dei cervelli, dei pensieri, dei comportamenti. Mi riservo di parlarne diffusamente in un prossimo articolo.</p>
<p>Il crescente relativismo ha privilegiato ancor più la soggettività in danno della collettività ed è il percorso finale di una marginalità di confini che non vanno oltre noi stessi; una marginalità soggettiva che diviene collettiva solo in quanto estensione di comuni interessi, spostando quindi i confini in quel momentaneo territorio così condiviso che racchiude i termini della marginalità.</p>
<p>Quale meccanismo si è innestato a Rosarno che ha scatenato gli eventi?<br />
E’ stata una reazione allo sconfinamento dentro la propria marginalità da parte dei migranti, attuata per il tramite di una contestazione di quest’ultimi che, subendo un evidente torto nel ricevere spari, in un moto d’orgoglio di mera sussistenza, che trascende lo status contingente di evidente ed accettata sottomissione: economica e sociale, hanno inscenato una proposta concreta che ha fatto contestualizzare ai presunti titolari della marginalità del luogo l’ardire di violare questi confini, di essere anche loro facente parte di tale disponibilità di margini e quindi “uguali”.<br />
E’ come aver virtualmente violato il proprio domicilio, inteso proprio come casa, come luogo abitativo esclusivo, dove sono svolte abitudini e consuetudini non destinate ad altri.<br />
Il pregiudizio che qualcuno “altro da noi” possa violare la propria marginalità predispone ad una difesa d’attacco.<br />
E’ l’effettuazione di questa violazione da parte dei migranti che ha scatenato una reazione inconscia ed inconsulta, concettualmente “giustificabile” come atto di difesa dal ritenuto “aggressore” alla propria marginalità, visto diverso ed accettato solo come tale.<br />
Allorquando ho chiarito questo percorso mentale, tra chi ascoltava è emersa una considerazione partecipata. “ …è vero, anche loro sono essere umani come noi…”.<br />
Ho prontamente evidenziato che quel lemma “anche” era proprio la “distanza” prodotta dal pregiudizio.<br />
La comunicazione è anche “distanza”: di abitudini, di linguaggio, di costumi, di riti e miti, di socialità e credenze diverse.<br />
Anche accettando che “… sono esseri umani come noi…” era posto il sottostante pregiudizio di marginalità espresso per il tramite di un anche che poneva i confini di un territorio non condiviso.</p>
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		<title>2010: la rinascita dei sentimenti ed emozioni</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Dec 2009 15:19:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Insiste un conflitto che ci assiste in questo periodo di festività di fine 2009, l’aria di festa, il profumo del Natale e del Capodanno non riescono ad eliminare un senso di vuoto portato dai tanti interrogativi ai quali non si ha ancora la certezza di risposta. Ce la faremo a fare i regali per tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Insiste un conflitto che ci assiste in questo periodo di festività di fine 2009, l’aria di festa, il profumo del Natale e del Capodanno non riescono ad eliminare un senso di vuoto portato dai tanti interrogativi ai quali non si ha ancora la certezza di risposta. Ce la faremo a fare i regali per tutti ? quanto ci costeranno queste  feste in banchetti ? basterà la tredicesima? L’attività od il posto di  lavoro sono al sicuro ?</p>
<p>L’atmosfera di festa sembra aver acutizzato i sentimenti di incertezza e ciò perché tutti, nessuno escluso tranne i “potenti”, sanno che è davvero un momento difficile e resta, per fortuna, ferma la speranza del superamento di una crisi causata e gestita dai potentati economici.<span id="more-79"></span></p>
<p>Il regalo più meraviglioso che possiamo offrirci è un risveglio dal torpore di accettazione dello stato di crisi attuale e cercare il calore del fuoco dentro la nostra casa interiore.</p>
<p>Dedichiamoci a noi stessi ed alla costruzione di un nuovo potere, fatto di relazioni serene e concrete, guardando con fiducia ai nuovi progetti di vero bene comune dove l’interesse dell’uno è anche quello dell’altro.</p>
<p>Smettiamo di lamentarci soltanto perché è un automatismo potente l’atto di lamentarsi che esalta il timore del freddo, come per la pasta scotta o la bolletta del gas.</p>
<p>Serve una rinascita dei nostri sentimenti ed emozioni da porgere in omaggio come intenzione positiva al nuovo anno che giunge.<!--more--></p>
<p>Un 2010 senza “colpe di qualcun altro” vuol dire eliminare il vuoto interiore che ci isola.</p>
<p>Scegliamo di guardare oltre, di sottrarci alla ragnatela tessuta dai potenti; scegliamo di essere responsabili, attenti e vigili con la volontà chiara di cambiare: insieme, e facciamo essere ciò il nostro desiderio più importante.</p>
<p>La crisi imperversa ed ho scritto (a giugno del 2008!!!) che sarebbe stata lunga e terribile ed è quanto si è avverato.</p>
<p>In special modo poi, allorquando si avvia al compimento, insistono i maggiori danni.<br />
In serenità e giustezza dico che occorre guardare al futuro con consapevolezza e speranza: non togliamoci il sogno di un anno migliore, anche se non sarà sempre vero e pensiamolo tale: un orizzonte più aperto dove cogliere, sempre e comunque, l’opportunità del nuovo anno.<br />
Un forte abbraccio ed un sereno 2010 a Tutti.</p>
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		<title>Nobel ad Obama: perchè?</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 15:18:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si sono sprecati i commenti pro e contro la decisione di assegnare al Presidente Obama il premio Nobel per la pace. In serenità e giustezza, osservo che per la prima volta non è stata premiata l’azione, l’aver agito e/o fatto qualcosa, bensì l’idea dell’agire prossimo, ovvero e meglio la speranza che ciò accada. Forse è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si sono sprecati i commenti pro e contro la decisione di assegnare al Presidente Obama il premio Nobel per la pace.</p>
<p>In serenità e giustezza, osservo che per la prima volta non è stata premiata l’azione, l’aver agito e/o fatto qualcosa, bensì l’idea dell’agire prossimo, ovvero e meglio la speranza che ciò accada.<br />
Forse è aver apposto il miglior vincolo possibile a chi può decidere anche dei destini del Mondo, perchè ora deve dimostrare di aver meritato tale premio Nobel e ciò può accadere solo con una concreta azione di pace.</p>
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		<title>Futuro prossimo, quinta ed ultima parte: il sistema Scuola</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 15:10:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella maggior parte dei Paesi il sistema di istruzione, fino alla media superiore, è dominato da scuole pubbliche per le quali non si pagano particolari tasse di iscrizione. Quali problematiche non immediatamente apparenti e poco evidenziate rilevo: a) i Cittadini di solito decidono la scuola da far frequentare sulla base del solo criterio della vicinanza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella maggior parte dei Paesi il sistema di istruzione, fino alla media superiore, è dominato da scuole pubbliche per le quali non si pagano particolari tasse di iscrizione.</p>
<p>Quali problematiche non immediatamente apparenti e poco evidenziate rilevo:<span id="more-65"></span></p>
<p>a) i Cittadini di solito decidono la scuola da far frequentare sulla base del solo criterio della vicinanza geografica.</p>
<p>b) curriculum e programmi sono decisi politicamente, calati dall’alto e pertanto le scuole non hanno alcun bisogno di competere per attrarre studenti offrendo programmi migliori o tasse d’iscrizione più basse, perché l’utenza di una scuola è in larga misura naturalmente acquisita</p>
<p>c) il sistema funziona ragionevolmente bene per gli studenti di classe media ed elevata, perché i loro genitori esercitano un considerevole controllo sui percorsi scolastici dei figli. Quando questi genitori sono insoddisfatti della scuola pubblica, iscrivono i figli alle scuole private, o possono trasferirsi a vivere in comunità nelle quali giudicano migliori le scuole pubbliche.</p>
<p>Queste problematiche creano un sistema che non rende giustizia alla domanda di istruzione delle famiglie economicamente più deboli e che maggiormente avrebbero bisogno di buone scuole per superare lo svantaggio della scarsa istruzione e formazione familiare.</p>
<p>Le famiglie svantaggiate non possono permettersi i corsi delle scuole private e ben di rado possono trasferirsi a vivere in zone dove insistono scuole pubbliche migliori. Di solito, devono accontentarsi delle scuole pubbliche più vicine, per cattive che siano, perché rappresentano il costo minore.<br />
Può esserci un modo per rimediare a questi “difetti”?</p>
<p>Una possibile soluzione potrebbe essere assegnare agli studenti dei buoni che possono utilizzare per pagare la loro istruzione in qualunque scuola li accetti: privata o pubblica.</p>
<p>E’ un sistema già parzialmente applicato, con diverse varianti, in Svezia, in Danimarca, in Cile e negli USA, anche se su piccola scala.<br />
Recenti studi condotti dall’Università di Chicago hanno evidenziato che la frequenza alle scuole cattoliche è positivamente correlata al reddito da lavoro e ad altri indicatori di successo; un risultato confermato anche applicando in maniera meticolosa correzioni di selettività che hanno conto delle caratteristiche non osservate degli studenti che frequentano le scuole private.</p>
<p>Rispetto al punto centrale della mia argomentazione, è importante soprattutto che questi studi hanno dimostrato come siano gli studenti provenienti da ambienti svantaggiati quelli che tendono maggiormente a giovarsi dall’aver frequentato scuole private.</p>
<p>Tutto ciò induce a concludere che lo Stato assistenziale ha “nazionalizzato” la famiglia, affidando al settore pubblico responsabilità che erano in precedenza della famiglia e se può apparire valido un interessamento pubblico, l’esclusione della famiglia (parzialmente e per lo più fintamente mitigata dall’applicazione dei cosiddetti Decreti Delegati) ha comportato togliere una delega naturale alla migliore educazione dei figli, laddove poi nella scuola accade che non si trasmettono più i valori tolti alla responsabilità della famiglia. (quinta ed ultima parte)</p>
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		<title>Futuro prossimo, quarta parte: assistenza all’Infanzia</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 15:09:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno dei problemi più complicati è afferente alla gestione delle politiche pubbliche in materia di assistenza all’infanzia: permessi per i genitori con bambini piccoli, sussidi economici e situazioni simili. Insiste un paradosso portato dal fatto che se lo Stato finanzia robustamente una politica di massima assistenza all’infanzia, di fatto incoraggia un maggior numero di donne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno dei problemi più complicati è afferente alla gestione delle politiche pubbliche in materia di assistenza all’infanzia: permessi per i genitori con bambini piccoli, sussidi economici e situazioni simili.<span id="more-67"></span><br />
Insiste un paradosso portato dal fatto che se lo Stato finanzia robustamente una politica di massima assistenza all’infanzia, di fatto incoraggia un maggior numero di donne a lavorare, conseguentemente queste dedicano meno tempo alla cura dei propri figli: è evidente che ciò non può produrre un rafforzamento dei legami familiari. Ed invero se tali servizi o possibilità di assentarsi dal lavoro non esistessero, i bambini potrebbero essere trascurati da donne che lavorano e non organizzano adeguatamente l’assistenza di cui i loro figli hanno bisogno.<br />
Forse la soluzione ottimale, come per quasi tutte le cose, è una via mediana che non faccia essere troppo generosi in fatto di sussidi, in modo che le donne scelgano se lavorare oppure no in base a considerazioni più sostanziali ed anche attivare eque azioni per l’ottenimento del giusto legame ed un esempio può essere assegnare alle Aziende incentivi acchè abbiano a fornire incarichi alle giovani mamme in telelavoro: lavorando da casa tutto può essere organizzato al meglio, come anche agevolazioni per attività part-time. (fine quarta parte)</p>
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		<title>Futuro prossimo, parte terza: il sistema previdenziale</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 15:08:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Altro fattore determinante per il futuro prossimo è la giusta attivazione del sistema previdenziale. In molti Paesi, tra cui l’Italia, sono diffusi i sistemi di previdenza sociale cosiddetti “ a ripartizione”, nei quali cioè le nuove generazioni sono tassate per finanziare l’assistenza agli anziani. Ho già scritto, anni fa, dell’ottimo sistema messo in atto dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Altro fattore determinante per il futuro prossimo è la giusta attivazione del sistema previdenziale.</p>
<p>In molti Paesi, tra cui l’Italia, sono diffusi i sistemi di previdenza sociale cosiddetti “ a ripartizione”, nei quali cioè le nuove generazioni sono tassate per finanziare l’assistenza agli anziani.<span id="more-71"></span></p>
<p>Ho già scritto, anni fa, dell’ottimo sistema messo in atto dal Cile: nel 1991!</p>
<p>Questo migliore sistema è stato adottato anche in Argentina, Perù, Singapore, recentemente in Messico ed in pochi altri Paesi. Si tratta degli schemi cosiddetti “<strong>a capitalizzazione individuale</strong>”, in cui ciascun lavoratore risparmia parte dei suoi guadagni per la vecchiaia e spende i suoi risparmi al momento della pensione; poiché il meccanismo è quello di accantonamenti individuali, il funzionamento di tali sistemi è assai meno sensibile alla crescita del numero degli anziani ed al ridursi del numero dei giovani di quanto lo siano i sistemi a ripartizione.<br />
I sistemi a ripartizione spingono inoltre i genitori ad avere meno figli, perché le tasse imposte ai lavoratori giovani fanno salire il costo dell’avere bambini. Tale effetto sulla fertilità si ridurrebbe nel sistema a capitalizzazione, che rende gli individui responsabili del proprio sostentamento in vecchiaia. (fine terza parte, continua)</p>
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