Paolo Majolino

Futuro prossimo, parte prima: il Capitale Umano

Escluderei elezioni anticipate e non la possibilità di ulteriori scandali finanziari causati da prodotti tossici ancora in circolazione, ciò perché – a mio sommesso giudizio – il peggio della crisi economica non è passato e lascerà una conseguenza terribile ed ancora non menzionata: per i prossimi anni dobbiamo attenderci una diminuzione della qualità della vita dovuta alla contrazione del potere d’acquisto.

Come reagire ?

Assegnando la massima importanza al valore del “capitale umano”, elemento sul quale far leva per superare le difficoltà economiche e riportare il nostro Paese a giocare la partita della competitività. Il successo dipende dalla capacità di una nazione di avvalersi della sua gente: se una quota significativa della popolazione è trascurata, qualunque nazione fallirà nel mondo moderno, per quanti macchinari possieda.

Capitale umano vuol dire competenze, quali l’istruzione, la salute e la formazione degli individui.  E’ capitale perché tali competenze sono parte integrante di noi ed è qualcosa che dura, nel modo in cui dura un macchinario, un impianto od una fabbrica; sono cruciali e determinanti della produttività di individui e nazioni.

Non è ovviamente irrilevante, in una economia moderna, la dotazione in impianti: attrezzature e macchinari sono necessari; invero per utilizzare in maniera efficace questi strumenti servono persone esperte, oltre che imprenditori innovativi.

Nazioni che hanno importato le attrezzature migliori ottenendo risultati deludenti sono la prova che la crescita risulta impossibile in assenza di una solida base di capitale umano.

L’attore primario del livello di vita di un Paese è la sua capacità di sviluppare e utilizzare competenze, conoscenze, usi e costumi dei suoi abitanti. Nelle società avanzate il capitale umano, nei suoi diversi aspetti,  rappresenta l’80 per cento del capitale, qui inteso come ricchezza totale del Paese.

Fino all’Ottocento l’investimento sistematico in capitale umano non ha avuto particolare importanza; in ogni Paese le spese in istruzione, formazione ed altri tipi di investimento erano molto ridotte.

Con l’applicazione della scienza allo sviluppo di moderni metodi di produzione più efficienti le cose cambiano ed iniziano a farlo radicalmente nel corso del nuovo secolo; prima in Gran Bretagna e poi gradatamente negli altri Paesi conoscenze e competenze diventano determinanti della produttività di individui e nazioni. E’ pertanto deducibile che un Paese che trascura il capitale umano lo fa a suo rischio e pericolo.

Ogni cultura è capace di produrre nazioni in grado di svilupparsi con successo, ancorchè non è la cultura ad avere impedito all’Africa di crescere, bensì le politiche che i governi hanno inflitto ai loro popoli. Una cultura emancipata è lo strumento più efficace per i giovani capaci ma privi di risorse economiche per salire nella gerarchia economica-sociale.

In un Paese la diseguaglianza dei redditi è maggiore quanto più intensa è la diseguaglianza nell’istruzione. Nei fatti  la diseguaglianza dei redditi è correlata alla diseguaglianza nel possesso delle diverse forme di capitale umano.

Una cultura efficiente pertanto promuove la crescita e l’efficienza riducendo finanche la diseguaglianza e le conseguenze negative di un ambiente di provenienza svantaggiato.  (fine prima parte, continua)

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