Paolo Majolino

Futuro prossimo, quinta ed ultima parte: il sistema Scuola

Nella maggior parte dei Paesi il sistema di istruzione, fino alla media superiore, è dominato da scuole pubbliche per le quali non si pagano particolari tasse di iscrizione.

Quali problematiche non immediatamente apparenti e poco evidenziate rilevo:

a) i Cittadini di solito decidono la scuola da far frequentare sulla base del solo criterio della vicinanza geografica.

b) curriculum e programmi sono decisi politicamente, calati dall’alto e pertanto le scuole non hanno alcun bisogno di competere per attrarre studenti offrendo programmi migliori o tasse d’iscrizione più basse, perché l’utenza di una scuola è in larga misura naturalmente acquisita

c) il sistema funziona ragionevolmente bene per gli studenti di classe media ed elevata, perché i loro genitori esercitano un considerevole controllo sui percorsi scolastici dei figli. Quando questi genitori sono insoddisfatti della scuola pubblica, iscrivono i figli alle scuole private, o possono trasferirsi a vivere in comunità nelle quali giudicano migliori le scuole pubbliche.

Queste problematiche creano un sistema che non rende giustizia alla domanda di istruzione delle famiglie economicamente più deboli e che maggiormente avrebbero bisogno di buone scuole per superare lo svantaggio della scarsa istruzione e formazione familiare.

Le famiglie svantaggiate non possono permettersi i corsi delle scuole private e ben di rado possono trasferirsi a vivere in zone dove insistono scuole pubbliche migliori. Di solito, devono accontentarsi delle scuole pubbliche più vicine, per cattive che siano, perché rappresentano il costo minore.
Può esserci un modo per rimediare a questi “difetti”?

Una possibile soluzione potrebbe essere assegnare agli studenti dei buoni che possono utilizzare per pagare la loro istruzione in qualunque scuola li accetti: privata o pubblica.

E’ un sistema già parzialmente applicato, con diverse varianti, in Svezia, in Danimarca, in Cile e negli USA, anche se su piccola scala.
Recenti studi condotti dall’Università di Chicago hanno evidenziato che la frequenza alle scuole cattoliche è positivamente correlata al reddito da lavoro e ad altri indicatori di successo; un risultato confermato anche applicando in maniera meticolosa correzioni di selettività che hanno conto delle caratteristiche non osservate degli studenti che frequentano le scuole private.

Rispetto al punto centrale della mia argomentazione, è importante soprattutto che questi studi hanno dimostrato come siano gli studenti provenienti da ambienti svantaggiati quelli che tendono maggiormente a giovarsi dall’aver frequentato scuole private.

Tutto ciò induce a concludere che lo Stato assistenziale ha “nazionalizzato” la famiglia, affidando al settore pubblico responsabilità che erano in precedenza della famiglia e se può apparire valido un interessamento pubblico, l’esclusione della famiglia (parzialmente e per lo più fintamente mitigata dall’applicazione dei cosiddetti Decreti Delegati) ha comportato togliere una delega naturale alla migliore educazione dei figli, laddove poi nella scuola accade che non si trasmettono più i valori tolti alla responsabilità della famiglia. (quinta ed ultima parte)

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