Gli ascolti della TV generalista non saranno più gli stessi e, come ho già avuto modo di dire diverso tempo fa, la TV morirà per eccesso di TV: tanti canali, opportunità di scelta e quant’altro, il tutto comporterà un utilizzo della TV ad personam.
Neanche la mafia avrà grandi numeri perché ci saranno tante mafie, distribuite sul territorio e con interessi diversi, anche solo particolari.
Ovviamente per mafia intendo, oltre che il fenomeno delinquenziale a tutti noto, anche la prepotenza del forte sul debole ed è quello che maggiormente provoca danni e disagi perché è sempre lì, in quel luogo che si è costretti a condividere, come la programmazione della vita di quel prepotente.
Per fortuna che la mafia, quella del reale collettivo, non programma e vive del momento in quanto gestita da ignoranti (purtroppo a volte furbi) e se qualche acculturato ne è componente è facente parte di quei prepotenti singoli che comunque hanno forza ed esistenza dello status fin quando sono di comodo ai veri mafiosi che non conoscono altra legge che quella della forza, dell’arricchimento immediato e non quant’altro l’ignoranza, per nostra fortuna, non consente loro di vedere.
Certo la storia ha mostrato qualche banchiere, imprenditore o politico appartenente alla organizzazione mafiosa; ed invero allorquando non sono più serviti, od hanno immaginato di assumere un comando, od anche non erano più funzionali agli scopi immediati, sono stati eliminati.
Mi sono chiesto se esistesse un collante fra i mafiosi, qualcosa che li accomuna almeno in un pseudo-valore e la risposta è stata che è il senso del sacro e non è un caso che le iniziazioni dei nuovi giovani mafiosi mantengono un aspetto di sacralità: è una trasfigurazione della tradizione del sacro subito ed ossequiato trasportato a chi deve subire ed ossequiare.
In alcuni momenti storici ci sono prepotenze che sono tali solo perché dettate dalla necessità.
La crisi economica produce anche aspetti positivi e tra questi quello che maggiormente vedo utile è lo stimolare la fantasia e la creatività, che sottintendono per molte Aziende, la ricerca.
Per chi ha indigenza la “ricerca” vuol dire stimolo di fantasia e creatività volte alla sussistenza del momento ed è fatto congenito a chi è in un quasi stato perenne di tale modus vivendi.
L’astuzia del povero è proverbiale, oltre che indispensabile alla propria sussistenza.
Il grande Eduardo, volendo chiarire il proprio carattere ed atteggiamento ad un giornalista che intervistandolo lo lodava assegnandogli un grande ingegno, ebbe a dire “…la genialità emerge nelle difficoltà, e qui da noi non ne mancano…”.